Vittorio Paganini - Scrittore

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Metti una sera a cena...

Attualità / Carlo Lucarelli e Vittorio Paganini, maestri l'uno dell'altro
Incontro a tavola con un rappresentante emerito dei nocs, oggi scrittore ed il noto giallista

Carlo LucarelliMetti una sera a cena, un generale dei Nocs, nuclei operativi centrale di sicurezza, ed uno dei più noti giallisti d’Italia. Che si chiamano “maestro” a vicenda. E’ accaduto sabato sera per iniziativa di Vittorio Paganini. Sarzanese, sguardo profondo, look da Kit Carson oggi, sì, proprio l’amico fraterno di Tex Willer (lui che appena può va in vacanza nel Sud Montana, appassionatissimo dei Sioux nativi americani, non chiamateglieli indiani perché sennò…).
Ora in pensione dall’antico lavoro nel quale ha speso 35 anni della sua vita. Assurgendo al ruolo di generale, comandando squadre specialissime, impegnato in prima linea nei sequestri De Megni, Belardinelli, un certo Generale Dozier.
Diventato scrittore di gialli ad un certo punto della sua vita. Dall’altra parte Carlo Lucarelli, che tanti la domenica sera seguono nel suo Blu Notte, misteri italiani su Raitre, giallista dal curriculum straordinariamente vasto, giornalista, profondo conoscitore delle storie d’Italia che si possono e non si possono raccontare. Ma lui riesce sempre ad arrivare a capo di un filo conduttore narrabile, credibile. Certo. Racconta la verità. A cena a Caniparola, ristorante Cocopizza, sabato sera.
Perché? Il giorno dopo, domenica 9 settembre, avrebbero ricevuto a Sestri Levante due premi importanti letterari. Il “Marengo d’Oro” per Vittorio Paganini, autore de “Il Sequestro”, nel quale racconta la vicenda Belardinelli, mentre per Carlo Lucarelli, un premio alla carriera.
Una carriera già lunga per lui, classe ’60, ancora giovanissimo. “Nel 2000 ci siamo incontrati – raccontano all’unisono - ed è stata una folgorazione reciproca”. Paganini è un tipo di quelli che vorresti sempre incontrare. Perché spinge oltre l’immaginario il tuo desiderio di sapere, non appaga mai la tua curiosità, perché le sue storie, vere e vissute, non sono appunto storie. Questo ha affascinato il Carlo Lucarelli curioso, giornalista, scrittore e giallista.
“Una fonte di informazione inesauribile – sottolinea Lucarelli – con il quale mi ha fatto e mi fa un’enorme piacere lavorare costantemente. Ci sentiamo, ci confrontiamo, verifichiamo, parliamo all’infinito”. Paganini: “Meno male che ad un certo punto ho incontrato Carlo. Ho sempre avuto per dovere, lavoro, ma anche per passione, lo schiribizzo di appuntarmi e scrivere, descrivere le situazioni che la vita, il lavoro mi hanno portato a vivere. Ma non sapevo narrarle. Carlo mi ha aperto gli orizzonti della via e dell’ars narrativa, un momento di crescita umana e professionale incomparabile”.

“Maestro”.

La parola riecheggia in una serata che Vittorio Paganini ha voluto regalare a tanti amici, in una cornice cultural-giallistica financo inimmaginabile in un territorio come la Val di Magra. Almeno ai nostri giorni.

“Maestro”.

Vittorio Paganini e Carlo Lucarelli si chiamano così l’uno con l’altro.
“Sì – aggiunge Lucarelli – il mio primo intervento su Vittorio è quello tipico dell’editor. Una storia gialla che poi è storia vera ha bisogno di assemblare al meglio le parti in cui si divide. Occorre anche romanzare, senza mai discostarsi ovviamente dalla verità. Fortunatamente incontro parecchia gente che ha vissuto in diretta certi episodi di cronaca molto noti e meno noti. Vittorio Paganini è un maestro per me nel senso che ha aperto un’orizzonte di conoscenza e confronto talmente vasto, assolutamente impossibile da circoscrivere”.
Per Vittorio Paganini “Carlo è il maestro di cui avevo bisogno per scrivere. Oggi, la sua disponibilità iniziale, diventata sincera amicizia, mi consente di avere un interlocutore privilegiato per la mia attività”. E Paganini sta scrivendo un altro libro “in cui c’entrano moltissimo come location le Cinque Terre, c’entra un figlio che arresta due volte il padre scoprendo questa informazione dopo parecchio tempo, c’è un ex militare della Legione Straniera, ma non farmi dire altro, perché altrimenti…..”.
Ed anche Lucarelli è alle prese con il suo prossimo lavoro. “Una giallo-romanzo ambientato in Etiopia ai tempi del Negus – dice quasi sottovoce -, ma anch’io non voglio aggiungere altro”.
Paganini e Lucarelli domenica a sestri Levante sono state delle “star” pubbliche. La sera precedente invece Vittorio Paganini ha regalato un happening di quelli indimenticabili. C’erano a quel tavolo anche Marzio Favini, sindaco di Castelnuovo, a fare gli onori di casa, Alessandro Lapperier, un pittore-scultore, Alessio Mariani, fumettista dell’ultima generazione, al quale Paganini ha commissionato l’illustrazione del suo prossimo libro, Raffaella Cortese dirigente rai, il dirigente di Capitalia Fin-ECo bank Giovanni Figoli, Giorgio Camuti Borani e Lorenza Paganini, Riccardo Giorgi, il sax di Alberto (“l’ho chiamato perché trattasi dell’unico strumento solista di un’orchestra, e poi io adoro il jazz”, racconta Paganini), e poi, ancora, tanti amici.
Tra i quali un certo Maurizio Boni. Che visse una storia tragica dal punto di vista personale. Proprio da quelle parti, in campagna tra Caniparola e San Lazzaro, anni fa, qualcuno penetrò nella sua proprietà. Lui era armato, per far fuggire i malviventi decise di non cedere, e porre serio ostacolo a coloro che volevano derubarlo. Esplose dei colpi mentre quelle persone stavano scappando. Dalla distanza di 80 metri e n ella notte, il destino volle che uno dei colpi colpì mortalmente un giostraio 28enne, uccidendolo appunto. La sua odissea ormai terminata è raccontata nel suo libro “Il rimorso di non avere rimorso”, già scritto e pronto ad aspettare un editore.

P.S. Ho ricevuto l’invito da parte di Vittorio Paganini, primo perché è fratello di una zia mia. Secondo perché sono stato il primo sulle pagine de La nazione a raccontarne la storia. Ed è stata una serata davvero magica, anche per merito di Leonardo, chef di un Cocopizza, ristorante straordinario

11/09/2007 10.11.20 Che c'è

Alessandro Grasso Peroni

 


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